Osservatorio di genere


WEF: Global Gender Gap report 2011 Italia ancora fanalino di coda Stampa
L’Italia resta in coda per le pari opportunita’. In base al ‘Global Gender Gap Report 2011′ del World Economic Forum sul divario di opportunita’ tra uomini e donne nel mondo, la Penisola conferma la 74esima posizione su 135 Paesi che aveva nel 2010. Al primo posto l’Islanda, davanti a Norvegia, Finlandia, Svezia, Irlanda e Nuova Zelanda come lo scorso anno. Posizioni confermate anche per Germania (11esima), Spagna (12esima), Regno Unito (16esimo) e Usa (17esimi). In calo di una posizione Francia (48esima) e Grecia (56esima). In Italia e’ particolarmente elevato il divario nelle “opportunita’ e partecipazione alla vita economica” (90esimo posto). Non e’ brillante la situazione sotto il profilo della salute (75sima posizione), mentre sono migliori gli esiti per i risultati nell’istruzione (48esimo posto) e per il potere in politica (55esima). Nella classifica l’Italia si trova alle spalle di Bangladesh (69esimo), Ghana (70esimo), Peru’ (73esimo).
Il Global Gender Gap Report, prodotto annualmente dal World Economic Forum che ha sede a Ginevra, fornisce un quadro di riferimento per la comprensione dell’ordine di grandezza delle disparità di genere nel mondo e costituisce un importante strumento per la loro valutazione. Il Rapporto si basa sul Global Gender Gap Index ideato nel 2006 con lo specifico proposito di fornire dati – raccolti secondo standard molto precisi ed articolati, e raffrontabili negli anni - sui gap tra uomini e donne nei 4 settori fondamentali: economico, politico, dell’istruzione e della salute. Nel settore economico vengono valutati la composizione della forza lavoro, i gap retributivi e le differenze nelle carriere  (percentuali di donne rispetto agli uomini che occupano posti di legislatori, alti funzionari, manager, tecnici e professionisti).
Il raffronto tra il Global Gender Gap Index 2010 con il Global Competitiveness Index 2010-2011 da un lato e con i dati della Banca Mondiale relativi al PIL procapite dall’altro, confermano la stretta relazione esistente  tra l’uguaglianza di genere, il livello di competitività e il prodotto interno lordo. Così come altre analisi comprovano l’esistenza di uno stretto legame tra uguaglianza di genere e indice di sviluppo umano. Sebbene il Rapporto affermi che tali correlazioni non siano prova di causalità, esse sono coerenti con la teoria e con la prova sempre più evidente del fatto che l’accrescimento del potere delle donne determina un più efficiente uso del talento umano di una nazione e, di conseguenza, la riduzione dell’ineguaglianza di genere ha per effetto un aumento della produttività e della crescita economica.
 
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