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SorELLE d'Italia: una ricerca, 15 mosse per migliorare la vita delle donne Stampa
Li hanno chiamati gli stati generali della donna e hanno messo insieme una quantità straordinaria di informazioni. Hanno indagato tutto: dal lavoro all'amore, dalla maternità al sesso, dai desideri ai bisogni. Hanno intervistato loro, le donne reali; hanno parlato con le centinaia di associazioni che le rappresentano e a volte le dividono e sono miracolosamente riuscite a fare una sintesi; hanno fatto il punto su quello che si muove a livello politico e oggi, all'Università Bocconi, le hanno chiamate tutte a raccolta soprattutto per illustrare le quindici proposte concrete che sono emerse da questa ricerca. Otto mesi di lavoro a tappeto, centinaia di interviste, focus group, incontri a tu per tu, sondaggi; e alla fine un elenco di quindici cose da fare per rendere più felici le donne. Quasi un programma politico che ha l'ambizione, però, di non riguardare solo quella metà del cielo: perché - scrivono - se nella società italiana sarà possibile migliorare la qualità della vita delle donne, la vita sarà migliore per tutti. di Cinzia Sasso da La Repubblica (gen. 2011)

Quarant'anni dopo la prima volta - era il 1970 e il femminismo cominciava la sua rivoluzione - il mensile femminile Elle ci riprova e scopre che quella rivoluzione è compiuta. Le donne, oggi, sono serene. Le ragazze arrabbiate che scendevano in piazza con gli zoccoli ai piedi e le gonne lunghe, sono un retaggio passato. C'è ancora molto da fare, certo; ma il bilancio è positivo e le donne sono più soddisfatte che critiche. Insomma, si piacciono, non hanno bisogno di avere da altri il riconoscimento del loro valore, si sentono libere e autonome. La fotografia che ci mostra il libro bianco "SorElle d'Italia" è sorprendente: poche le differenze tra il Nord e il Sud; simile il sentire delle giovanie di quelle mature. Il lavoro è un cardine fondamentale della loro vita: è realizzazione personale, indipendenza, libertà. Le professioni non hanno più sesso: ognuna si sente in grado di poter fare quello che crede.

Se però le donne non hanno più stereotipi, soffrono nel realizzare che altri li hanno e, intorno, in effetti, c'è chi pensa ancora che una ragazza vada bene come infermiera ma non come chirurgo.

Coraggiose, le donne accettano anche di fare autocritica e muovono dei rimproveri alla loro stessa categoria: non sanno fare squadra, non hanno imparato uno stile di comando originale, quando fanno carriera sono peggio degli uomini. L'amore, quello romantico, resta uno dei cardini fondamentali della vita e la coppia è vissuta come una condizione ovvia e fondamentale. Certo, non è più inossidabile ed è esposta a turbolenze e rotture; eppure, anche se chiedono una tutela per le coppie di fatto, il matrimonio è considerato l'unica, vera forma di unione tra due persone.

Tramontato il mito della single: non che sia una condizione negativa, ma solo da giovani: non va bene dopo i quaranta. Chiamate a scegliere cosa sacrificare per fare carriera, solo il 4% rinuncia alla vita di coppia e il 7 ad avere dei figli. Importantissima la maternità: un figlio dà un senso alla vita, tanto che per averlo le donne sono disposte a fare qualsiasi cosa, anche ad essere madri sole e per questo auspicano una revisione della legge 40e adozioni più facili. Nuovo anche il vissuto dei rapporti con gli uomini: l'88 per cento ritiene che un uomo sia in grado di occuparsi di un bambino piccolo e il 57 che possa sostituire la madre nella cura dei figli, tanto che il 74 per cento auspica l'introduzione anche in Italia del congedo di paternità obbligatorio. Anche il lavoro casalingo è vissuto come una scelta, e però la maggioranza chiede che sia riconosciuto dallo Stato. Il fatto che sia scomparso l'antagonismo sociale, non significa però che tutto vada bene: la nuova donna a tutto tondo, quella che non vuole rinunciare né al lavoro né ai figli, è una donna molto affaticata, tanto che il 52 per cento dice che oggi la vita delle donne è più difficile di ieri.

La mole di informazioni raccolte dall'Istituto Piepoli sono state la base sulla quale costruire proposte facilmente realizzabilie condivise. Con la collaborazione degli studiosi più autorevolie delle associazioni più impegnate, dopo aver individuato le criticità - un tasso di natalità trai più bassi d'Europa (1,4 figli per donna), un tasso di occupazione femminile sotto il 50%, la fatica a conciliare le due vite in una con pochi servizi e scarsa flessibilità - i gruppi di lavoro di Elle hanno avanzato le loro proposte. Basterebbero queste quindici, semplici cose, per fare un'Italia migliore.

di CINZIA SASSO

 
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